Razionalità o emotività?

 


L’emotività degli investitori si concretizza nelle vendite dovute al panico nei momenti di grande volatilità sui mercati, e spesso, sui minimi; proprio come accaduto a fine marzo.
In poco più di 30 giorni, tra la fine di febbraio e la fine di marzo i mercati azionari globali hanno registrato perdite tra il 30% e il 40%. Nel primo trimestre dell’anno si sono registrati deflussi netti dal risparmio gestito per 387 miliardi di dollari, di cui oltre 320 miliardi nel solo mese di marzo. Gli investitori, presi dal panico, hanno liquidato i loro investimenti contabilizzando ingenti perdite.
Da aprile a giugno, prendendo tutti alla sprovvista, gli stessi mercati azionari hanno messo a segno un rimbalzo record con guadagni del 15%-30%. E gli investitori come si sono comportati? Mano a mano che i mercati salivano, sono tornati a comprare.

Questo è uno degli effetti dell’emotività sugli investimenti: vendere sui minimi e poi comprare mano a mano che i prezzi salgono.
Ma ce ne sono molti altri, ad esempio cercare di anticipare il mercato e tentare di indovinare il momento perfetto in cui entrare o uscire dal mercato come dei novelli Nostradamus, oppure concentrare i nostri investimenti su pochi titoli, magari sul mercato domestico, perché lo “conosciamo bene” o perché ce li ha consigliati il cugino o l’amico, o ancora investire in un titolo, un settore o un mercato perché leggiamo sul Sole 24 Ore che l’anno scorso ha avuto un rendimento da capogiro.

Investire non è giocare d’azzardo. Sul tavolo ci sono i vostri risparmi, la vostra serenità economica, il benessere finanziario vostro e dei vostri figli, la vostra pensione e i loro studi. E meritano molta più attenzione, cura e pianificazione di una giocata alla schedina o di una puntata alla roulette.

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