Quanto incide l'esito delle elezioni americane sull'andamento dei mercati?

Prima di tutto, perché le elezioni americane sono così seguite in tutto il mondo sia dal punto di vista politico che economico?

La risposta può sembrare ovvia: gli Stati Uniti sono da decenni la maggior potenza politica, militare, economica, finanziaria e tecnologica al mondo, a maggior ragione dopo la fine della Guerra Fredda. Da qualche anno a questa parte questa egemonia, soprattutto dal punto di vista economico, è stata messa in discussione dalla crescita cinese.
Per quanto gli Stati Uniti rappresentino ancora la maggior potenza economica globale con un peso sul PIL mondiale (GDP Gross Domestic Product in inglese) pari al 24,4% contro il 16,3% della Cina, questo divario si sta assottigliando.



Se l'egemonia economica americana risulta ad oggi piuttosto fragile, non vi è invece alcun dubbio riguardo alla sua assoluta preminenza in campo finanziario.
Il peso del mercato azionario americano su quello mondiale (ACWI All Country World Index) è schiacciante con una percentuale del 58,66%. Con la Cina che partecipa con solo il 5,14%.

Anche dal punto di vista valutario il dollaro americano (USD) gode ancora di un predominio quasi assoluto sulle altre valute maggiori. Al secondo posto troviamo l'EURO, seguito dallo YEN giapponese. Il Renmbinbi cinese (RMB) si piazza al quarto posto.




Ecco spiegato in breve perché tutti gli occhi sono sempre puntati sull'economia e il mercato a stelle e strisce e perché il cambio che interessa maggiormente a noi investitori europei sia quello tra Euro e Dollaro.

Tutto ciò premesso, quanto dovremmo essere preoccupati per l'esito delle elezioni americane? Che effetto avrà il voto del 3 novembre sui mercati finanziari mondiali? Dobbiamo augurarci che venga confermato il presidente in carica o che prevalga lo sfidante?

A mio avviso, la risposta più eloquente si trova in questo grafico:


Poco conta chi vinca le elezioni o se il vincitore avrà anche il controllo di entrambi i rami del parlamento. Che si tratti di un presidente Repubblicano o Democratico, che il presidente in carica venga rieletto o meno. L'effetto che il voto negli Stati Uniti potrà avere sui mercati sarà al massimo di breve durata.
 

Una delle maggiori preoccupazioni che gli investitori nutrono in questo ciclo elettorale è la possibilità di una conquista totale della Casa Bianca e del Congresso da parte dei Democratici. Molti presumono che questa cosiddetta “onda blu” porterà a un’inversione delle politiche come la deregolamentazione del Tax Cuts and Jobs Act del 2017. Se da un lato è vero che un nuovo partito porta in genere la propria agenda politica, dall’altro presumere che un tale risultato porterà a un abbassamento significativo dei prezzi azionari è probabilmente una semplificazione eccessiva delle complessità dei mercati azionari.

La storia dimostra che le azioni ottengono buoni risultati indipendentemente dal fatto che presidenza e congresso vadano al medesimo partito o meno.



Cosa significa questo per il 2020? Le elezioni di quest’anno molto probabilmente risulteranno in un governo unificato sotto un’onda blu o in un Congresso diviso, che potrebbe verificarsi sia con una vittoria di Trump che di Biden. Gli elettori possono avere una netta preferenza, ma gli investitori dovrebbero trarre conforto dal fatto che entrambi gli scenari hanno storicamente prodotto solidi rendimenti azionari.

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