Tennis e investimenti

Domenica 11 settembre Carlos Alcaraz (19 anni) ha vinto la finale degli US Open. 


Con questa vittoria il talento spagnolo diventa il numero 1 al mondo; il più giovane della storia a raggiungere questo traguardo.
Per arrivare in finale ha sconfitto in 5 ore il nostro Jannik Sinner, altro astro nascente del tennis mondiale.

Anche io gioco a tennis, lo faccio da oltre 30 anni, ma io e Sinner ed Alcaraz pratichiamo due sport molto diversi.



 
Siamo abituati a pensare al tennis come ad uno sport; 
in realtà si tratta di due: uno giocato sui campi in erba di Wimbledon, sulla terra del Roland Garros e sul sintetico di Flushing Meadows e l’altro giocato dai dilettanti come me.  


Sebbene tutti i giocatori utilizzino le medesime regole, attrezzature e si adeguino alla stessa etichetta, esistono due categorie ben distinte: i professionisti e i dilettanti. 
I primi vincono punti, i secondi li perdono.


Nel tennis giocato dai professionisti l’80% dei punti vengono “vinti” e dunque il risultato delle partite è determinato dal vincitore. I dilettanti invece raramente battono il loro avversario; è lui stesso a perdere la partita commettendo troppi errori: l’80% dei punti viene infatti “perso”. 

Nel primo caso vince chi fa più punti, mentre nel secondo vince chi sbaglia meno.






La gestione degli investimenti si basa molto spesso su una convinzione fondamentale: gli investitori possono battere il mercato e i migliori gestori batteranno il mercato

Questa seconda ottimistica aspettativa era ragionevole 50 anni fa, ma non oggi.


Purtroppo, l'assunto di base secondo cui molti investitori istituzionali (Società di Gestione del Risparmio, Fondi Pensione, Hedge Fund, Fondi Sovrani) sono in grado di battere il mercato odierno è un’illusione. 


Oggi tali investitori SONO il mercato poiché quasi il 95% di tutte le negoziazioni effettuate sul mercato è opera loro. 

È proprio perché gli istituti di investimento sono così numerosi e capaci, e così determinati a fare bene per i loro clienti, che la gestione degli investimenti è diventato un gioco per perdenti.

Non è colpa del singolo gestore attivo se i suoi risultati sono così deludenti.
L'ambiente competitivo all'interno del quale lavora è cambiato radicalmente negli ultimi 60 anni, da abbastanza favorevole a molto avverso. 

Negli anni '60, quando le istituzioni rappresentavano solo il 10% del mercato mentre gli investitori individuali il 90%, un gran numero di dilettanti era realisticamente destinato a perdere con i gestori professionisti, più competenti, con strumenti sofisticati e informazioni migliori. 

Ora, anche la maggior parte dei professionisti è destinata a perdere contro il mercato.






L'investimento è un gioco a somma zero: se un ipotetico mercato in un dato anno genera un rendimento del 10%, in media gli investitori in quel mercato avranno un rendimento del 10%... al lordo dei costi. 
Qualcuno farà meglio, mentre altri faranno peggio. 

Il problema cruciale sono proprio i costi.

Chi investe attivamente nel tentativo di battere il mercato deve scontrarsi in un ambiente estremamente competitivo facendosi carico di ingenti costi.
Se anche fosse in grado di battere il mercato, saranno i costi ad erodere questo vantaggio.


È per questo motivo che la strategia migliore per il singolo investitore è semplicemente accontentarsi di ottenere il rendimento offerto dai mercati (attraverso strumenti che ne replicano l’andamento) senza tentare di batterli utilizzando strumenti costosi e inefficienti.


Ogni investitore può essere un vincitore a lungo termine

Per farlo deve evitare di giocare il gioco dei perdenti e mirare semplicemente a definire un piano realistico per raggiungere i propri obiettivi e rimanervi fedele.


Il compito del consulente finanziario dovrebbe essere quello di aiutarti a trovare il giusto e soggettivo equilibrio tra risparmio e consumo, tra rischio e rendimento, tra emotività e razionalità, tra obiettivi di lungo termine e gestione della liquidità, tra paura e avarizia.


Il suo compito, il mio compito, non è selezionare i fondi che batteranno il mercato, ma aiutare gli investitori a comprendere meglio le proprie esigenze e specificità in relazione alla propria situazione finanziaria, famigliare e alla propria emotività, affiancarli nel definire obiettivi realistici, guidarli nella creazione di un piano per raggiungerli e soprattutto aiutarli a mantenere la rotta tracciata tra gli alti e bassi del mercato e della vita.



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